La presente pronuncia vede il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento prendere posizione sulla questione indicata in epigrafe, sorta nella fase prodromica delle elezioni politiche del Consiglio provinciale e del Presidente della Provincia Autonoma di Trento indette con il D.p.p. n. 32 del 20.07.2018.

 

1) I fatti di causa

Il ricorrente aveva presentato la propria candidatura alla carica di consigliere provinciale in seno ad una lista politica, nell’ambito della cennata tornata elettorale indetta per il rinnovo dei membri del Consiglio provinciale e del Presidente della Provincia: la lista di cui faceva parte – al momento del deposito della stessa presso i competenti uffici elettorali – era composta da un elenco di 29 candidati, dei quali 14 erano di genere femminile (tra cui la capolista) e 15 di genere maschile; il nome del ricorrente era collocato in ultima posizione, subito dopo quello di un altro candidato di sesso maschile.

L’Ufficio centrale circoscrizionale – pur avendo ammesso la lista alla competizione elettorale – aveva disposto la cancellazione dalla stessa del nominativo del ricorrente, riducendo a 28 il numero dei candidati ammessi. In particolare, l’Ufficio centrale circoscrizionale motivava tale decisione in applicazione del combinato disposto delle lettere j-bis) e j-ter) dell’art. 30, co. 1, della L.p. n. 2/2003 (rubricata “Norme per l’elezione diretta del Consiglio provinciale di Trento e del Presidente della Provincia” o – semplicemente – legge elettorale provinciale).

Il candidato escluso adiva così il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa, chiedendo l’annullamento del verbale dell’Ufficio centrale circoscrizionale mediante il quale era stata disposta la sua espunzione dalla lista e così l’accertamento del suo diritto a partecipare alla competizione elettorale.

 

2) La normativa di riferimento: la L.p. n. 2/2003

La richiamata norma di cui alla lettera j-bis) statuisce che l’Ufficio centrale circoscrizionale “verifica che le candidature siano elencate rispettando il criterio di alternanza tra uomini e donne previsto dall’articolo 25, comma 6 bis, ed eventualmente corregge l’ordine di elencazione dei candidati e delle candidate, mantenendo il capolista e rispettando l’ordine di presentazione all’interno dello stesso genere. A seguito di tali operazioni le liste che contengono un numero di candidati superiore al massimo consentito sono ridotte, cancellando gli ultimi nomi”;

La disposizione successiva prevista alla lettera j-ter) attribuisce al medesimo Ufficio il potere di verificare “che le liste rispettino il criterio di parità tra uomini e donne previsto dall’articolo 25, comma 6 bis”; nel caso in cui tale canone non venga rispettato, esso provvede a ridurre il numero dei candidati partendo dall’ultima posizione. Qualora all’esito di tale operazione di riduzione la lista interessata non dovesse più raggiungere il numero minimo prescritto dalla medesima legge elettorale provinciale, l’Ufficio centrale circoscrizionale provvede ex officio a ricusarla, escludendola dalle elezioni.

Il co. 6 dell’art. 25 della medesima normativa provinciale stabilisce che “ciascuna lista di candidati alla carica di consigliere provinciale deve essere collegata con un candidato alla carica di presidente e deve comprendere un numero di candidati non inferiore a ventisei e non superiore a trentaquattro. Nella formazione delle candidature è promossa la rappresentanza di entrambi i sessi”; il successivo co. 6-bis prevede che – a tal scopo – “nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore all’altro, se non quando il numero delle candidature della lista è dispari”, ma in questo caso uno dei due generi potrà essere sovrarappresentato per solo una unità.

 

3) Il contenuto del ricorso

A mezzo di ricorso proposto ai sensi dell’art. 129 del Codice di procedura amministrativa il candidato escluso adiva il competente T.R.G.A. di Trento, dolendosi – in primis – di una violazione ed erronea interpretazione delle disposizioni normative sopra sinteticamente richiamate, ravvisando altresì un eccesso di potere per difetto di istruttoria e carenza di motivazione, nonché l’incompetenza dell’Ufficio e la violazione del principio del favor partecipationis all’elettorato passivo, riscontrabili all’interno del provvedimento impugnato.

Per tali motivi, il ricorrente deduceva l’illegittimità dell’esclusione, all’uopo evidenziando come la formazione delle candidature in seno alla lista fosse rispettosa dei vincoli di legge: la possibilità di presentare una lista con un numero dispari di candidati è infatti espressamente prevista dal co. 6-bis dell’art. 25, sicché è pienamente legittimo che un genere possa essere maggiormente rappresentato rispetto all’altro (sempre nel limite di una unità di differenza). Nel caso de quo, il mancato rispetto del criterio dell’alternanza – che conseguiva matematicamente, peraltro, dall’aver indicato una donna (facente parte del genere rappresentato in misura inferiore) quale capolista – avrebbe dovuto comportare al massimo la correzione dell’ordine di elencazione dei candidati, ma non certo l’esclusione di uno di essi, trattandosi di potere non previsto nella vigente normativa elettorale.

 

4) La decisione del Tribunale

Il Tribunale amministrativo, investito della questione, si è espresso in favore del ricorrente. Secondo il Collegio giudicante, infatti, non è possibile fornire un’interpretazione delle cennate disposizioni diversa rispetto a quella prospettata dal ricorrente nell’ambito dell’impugnazione.

Il Giudicante, a tal riguardo, ha rilevato come la normativa elettorale di riferimento riconduce conseguenze negative differenti a seconda che venga ravvisata l’inosservanza del criterio di paritaria rappresentanza di entrambi i sessi nella formazione delle candidature – sancito dalla lettera j-ter) dell’art. 30, co. 1 – a cui consegue la cancellazione a partire dall’ultimo dei candidati in eccesso indicati nell’elenco dei nominativi, rispetto del principio di alternanza di candidature di genere diverso, previsto dalla lettera j-bis), visto che in quest’ultimo caso deve essere operata una mera correzione nell’ordine di elencazione dei candidati.

L’unico caso in cui l’omessa alternanza delle candidature può implicare anche l’esclusione è ravvisabile solo laddove la lista depositata contenga un numero di candidati superiore al massimo indicato al co. 6 dell’art. 25 della L.p. n. 2/2003, circostanza però non verificatasi nel caso di specie.

A detta del Tribunale amministrativo – dunque – l’Ufficio centrale circoscrizionale avrebbe così errato nell’operare una “commistione […] tra “sanzioni” previste per fattispecie diverse”, evidenziando al contempo che la cancellazione del ricorrente si pone in posizione di netto contrasto non solo con l’esegesi fornita dalla giurisprudenza delle suddette previsioni normative – stante il rispetto, nel concreto, del principio della parità di genere – ma cozza altresì contro il principio del favor partecipationis in tema di elettorato passivo (sul punto, il Collegio peraltro richiama la Sentenza della Corte Costituzionale n. 1/2014 e la Sentenza n. 58278/2006 della Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), il quale si sostanzia nell’obbligo di prevedere ipotesi tassative di esclusione di un soggetto da una competizione elettorale, da interpretarsi peraltro in maniera restrittiva.

Tale assunto è peraltro confortato dalla sussistenza – nel nostro ordinamento – di un “principio della strumentalità delle forme per cui qualora, come nel caso, la certezza sul rispetto delle finalità sostanziali alle quali la forma è preordinata sia comunque raggiunta trova, appunto, valore preminente il fondamentale canone interpretativo del favor partecipationis (cfr. C.d.S., sez. V, n. 2920/2015)”.

 

5) Conclusioni

Il T.R.G.A. di Trento, in conclusione, ha stabilito che “la non modificabilità del capolista (che nella fattispecie di fatto impedisce la correzione dell’ordine di elencazione dei candidati) non giustifica la cancellazione, non prevista dalle norme per la mancata alternanza, di un candidato. Ne consegue che pure l’allocazione di due candidati di sesso maschile al termine della lista non acquista rilievo decisivo, atteso che la regola dell’alternanza recede a fronte del rispetto del principio della rappresentanza di genere e della concomitante necessità di assicurare il diritto di elettorato passivo”.

Conseguentemente ha accolto il ricorso proposto, annullando il provvedimento di esclusione e riammettendo il candidato escluso in lista.